Una raccolta di favole a cura delle educatrici Antonella De Dominicis, Giulia Corrado, Lorena Criscuoli e Michela Ronchi

Cosa Vi ha spinte ad intraprendere il mestiere dell’educatrice?

Abbiamo motivazioni diverse anche se simili:

  • Giulia Corrado: ho iniziato per curiosità, mi sono approciata al mondo dei più piccoli in modo spontaneo, solo dopo ho scoperto quanto mi piacesse e che per fortuna io piacevo ai piccoli!
  • Lorena Criscuoli: è stato il mio modo per esprimere un bisogno di protezione verso i più piccoli. Mi ha sempre affascinato e intenerito il loro mondo, volevo prendermene cura e proteggerli.
  • Michela Ronchi: ho iniziato a fare l’educatrice perchè mi sono accorta che quando sto con i bambini sono una persona migliore. Con loro mi sento come a casa, in un luogo protetto. Sono davvero convinta che lavorando con loro fin da quando sono piccolissimi possiamo facilitarli a diventare persone adulte sane e felici.
  • Antonella De Dominicis: la mia esperienza è un pò diversa, io sono una psicologa evolutiva ed ho imparato, con molta umiltà, il lavoro di educatrice dalle prime colleghe che ho incontrato. Non pensavo sarei riuscita, perchè sono stata sempre molto poco in contatto con la mia parte bambina, ma me lo hanno insegnato i bambini come fare, mi hanno aiutata a ricontattare una parte di me che non ricordavo. È stata un’esperienza incredibile che mi ha spinto poi a mettere a frutto i miei studi di specializzazione in psicoterapia Centrata sulla Persona aprendo un asilo Centrato sul Bambino.

Quando è nata l’idea di dare vita al progetto editoriale inerente al libro “2 calzini e una mutanda ed altre storie d’emozioni”?

Ci siamo sempre divertite a scrivere favole per diverse esperienze vissute all’asilo, ma “2 calzini e una mutanda” è stata la penultima storia che il gruppo educativo tutto insieme ha scritto, per uno spettacolo di fine anno. Abbiamo questa tradizione per cui a fine anno mettiamo in scena uno spettacolo recitato dai genitori per i loro piccoli grandi spettatori! È un’esperienza che ci ha regalato emozioni, divertimento, commozione… ma sopratutto ci ha fatto mettere in gioco in prima persona, a contatto con le nostre emozioni: la vergogna, la paura di non essere in grado, l’ansia da palco… e questo ci ha fatto conoscere di più… e noi avevamo proprio voglia di raccontare alle persone esperienze non teorie! Così perché non scrivere un libro in cui raccontare ciò che ogni giorno impariamo con impegno e dedizione. Condividere riflessioni e facilitare i genitori nel pensare che tutto è possibile!

Lavorare ad un volume collettivo cosa ha significato per Voi?

È stato un modo per dare voce ad anni di condivisioni, riflessioni, formazione, soprattutto esperienziale. Dare un senso ad un processo di cambiamento personale e professionale vissuto insieme. Noi non facciamo le educatrici, noi siamo educatrici, e questa per noi è una differenza significativa, che ci ha portato a voler condividere il nostro progetto con tutti coloro che avranno voglia di conoscerci.

I bambini e le emozioni, due mondi affrontati in maniera approfondita all’interno del libro… quale strategia è giusto adottare per consentire ai primi di non entrare in conflitto con le seconde?

Noi non parleremmo di conflitto, quanto invece di accettazione. Non ci sono emozioni positive o negative, ci sono emozioni. Imparare a contattarle, nominarle, riconoscerle è un modo per facilitare i bambini a gestirle. A loro, a modo loro, in realtà viene davvero naturale, siamo noi adulti che in genere dobbiamo impararlo!

Il genitore dovrebbe ricoprire un ruolo specifico in questo contesto educativo?

Il genitore per noi ha sempre un ruolo fondamentale. Può fare la differenza se si mette in gioco prima come una persona e poi come genitore. È difficile separarsi dalle tante sovrastrutture che ci creiamo per le famiglie d’origine che abbiamo avuto, per il contesto sociale in cui siamo cresciuti, per i pregiudizi che abbiamo fatto nostri, per il contesto culturale. È un processo che richiede impegno e coraggio ma che porta a sperimentare una relazione autentica con se stessi e con i propri figli. Ancora oggi sentiamo frasi del tipo “Gli ometti non piangono”, o “Quando non fai i capricci ti voglio tanto bene”, o “Alla sorellina devi volere bene, puoi darle solo baci”. Siamo convinti di dire il giusto perché non siamo molto spesso consapevoli del mondo emozionale che c’è dietro queste frasi, che possono invece minare l’autostima dei nostri bambini, piuttosto che allontanarli da ciò che veramente provano, imparando fin da subito a diventare incongruenti. Ecco noi siamo convinte che quando il genitore se ne rende conto, diventa lui stesso consapevole, è in grado di cambiare il dialogo con i propri figli, e connettersi con loro, imparando ad ascoltare, a comprendere, a lasciare che il proprio figlio si senta accettato qualunque emozione provi per imparare a gestirla. È un’esperienza bellissima che abbiamo vissuto con tanti genitori e che fa la differenza sulla felicità delle famiglie!

A cosa si deve la scelta di rincorrere all’utilizzo delle favole per spiegare il concetto di “facilitazione emotiva”?

Le favole sono il linguaggio dei bambini, le usiamo tutti i giorni con loro, è il canale preferenziale con cui riescono meglio ad immedesimarsi con i personaggi delle favole, e trovare risposta alle situazioni che in quel momento stanno vivendo, ecco perché capita che si facciano raccontare 100 volte la stessa storia! Quindi abbiamo scelto di parlare con il linguaggio che piace ai bambini, ma che può facilitare anche i genitori ad entrare nel loro mondo emozionale.

Le esperienze personali delle autrici ed il loro percorso professionale hanno influito molto sulla stesura del libro… C’è un aneddoto in particolare, relativo alla Vostra carriera di educatrici, che vorrebbe condividere con i nostri lettori?

L’esperienza di cambiamento delle educatrici come persone e come professioniste crediamo sia un punto forte del libro. Ognuna ha raccontato come il processo di cambiamento vissuto, e ancora in corso, sia stato significativo per conoscere un nuovo modo di entrare in contatto con noi stesse e con i bambini. Abbiamo raccontato esperienze non teoria! Sicuramente spesso ci è capitato che una risposta un pò piccata di un genitore, piuttosto che un pianto ininterrotto di un bambino ci abbia messo in contatto con “nodi emotivi” nostri, sui quali poter lavorare, ma gli aneddoti sarebbero così tanti che dovremmo scrivere un altro libro!

Ritenete che le attività di laboratorio, qualora praticate già durante l’età dell’infanzia, possano costituire una concreta risorsa per il futuro percorso di crescita del bambino?

Sicuramente permettere ad un bambino di crescere in un clima facilitante e in cui si possa sperimentare più proposte volte a facilitare l’acquisizione di attitudini come: l’empatia, l’accettazione, la congruenza, gli offrirà l’opportunità di avere più strumenti per gestire le sue esperienze, le sue reazioni emotive, e per diventare un adulto più capace di stare in contatto con se stesso e quindi emotivamente sano e felice!

Quale messaggio intendete trasmettere attraverso il libro “2 calzini e una mutanda ed altre storie d’emozioni”?

Abbiamo voluto condividere esperienze, vogliamo far sentire i genitori compresi nelle difficoltà che si incontrano crescendo un bambino, raccontare ciò che succede anche a noi lavorando con i bambini perché così nessuno si senta solo. Ma soprattutto vogliamo ricordare che i bambini anche se piccoli sono Grandi Persone! Possiamo connetterci con le loro emozioni ed imparare insieme. L’obiettivo è quello di essere felici insieme, qui ed ora. Allora usiamo tutti gli strumenti che ci possono aiutare a capire come fare quando ci sentiamo in difficoltà.

Avete intenzione di proseguire nella Vostra carriera di autrici? Quali sono i Vostri progetti futuri?

Abbiamo un altro progetto in cantiere, vogliamo proprio vedere il filo tirato dei calzini dove ci porterà!