La diminuzione del tasso di natalità e l’invecchiamento della popolazione rappresentano ostacoli critici per il futuro economico e sociale dell’Italia

Il sistema di welfare italiano sta navigando attraverso tempi particolarmente impegnativi, con sfide e opportunità che si presentano. Questa situazione è evidenziata dal calo della natalità e dall’aumento dell’età media della popolazione, fattori che pongono seri interrogativi sul futuro economico e sociale del paese. Secondo l’ISTAT, l’Italia ha registrato nel 2020 un tasso di natalità ai minimi storici, con meno di 420.000 nascite, un numero che sottolinea la necessità urgente di politiche pro-natalità efficaci. La diminuzione del tasso di natalità e l’invecchiamento della popolazione rappresentano ostacoli critici per il futuro economico e sociale dell’Italia, esigendo soluzioni immediate e concrete per invertire questa tendenza. In questo contesto, le politiche attive del lavoro emergono come strumenti vitali per sostenere la natalità e incrementare la presenza femminile nel mondo del lavoro. Queste misure non solo mirano a facilitare l’equilibrio tra vita professionale e personale, ma anche a rafforzare il tessuto economico attraverso l’inclusione e la valorizzazione del capitale umano femminile. Per contrastare la tendenza che vede un netto calo della natalità nazionale, l’Italia avrebbe dunque il dovere e l’opportunità di mettere in campo politiche attive del lavoro volte a promuovere l’occupazione femminile e a facilitare l’equilibrio tra vita lavorativa e personale. Una delle proposte più innovative, adottata già in altri paesi, prevede l’introduzione di sgravi contributivi per le aziende che assumono donne, affiancati da bonus di detassazione. Questo approccio non solo mira a incentivare l’occupazione femminile, ma anche ad offrire alle aziende un incentivo economico per investire sulle lavoratrici, promuovendo un ambiente lavorativo più inclusivo e paritario. La logica dietro questa azione è chiara: aumentando l’occupazione femminile, si stimola la crescita economica e si contribuisce a mitigare l’impatto del declino demografico. In parallelo, l’adozione del congedo di maternità pagato al 100%, rispetto all’attuale 80%, emerge come una strategia fondamentale per supportare le famiglie. Benché alcune aziende illuminate abbiano già implementato questa politica, è importante che lo Stato copra questa differenza con detassazioni fiscali che attivino questo tipo di politiche, assicurando che le donne non siano penalizzate per la decisione di avere figli. Secondo l’OCSE, l’Italia spende circa l’1,7% del suo PIL in prestazioni familiari, una cifra inferiore alla media OCSE del 2,1%. Aumentare gli investimenti in quest’area potrebbe dunque avere un impatto significativo sul tasso di natalità. L’attuazione di queste misure richiede un impegno congiunto da parte del Governo, delle imprese e della società civile, con un cambio di mentalità verso una cultura del lavoro che valorizzi davvero l’equità, la diversità e l’inclusione. Investire in politiche che promuovono la natalità e l’occupazione femminile non solo può aiutare a invertire il trend demografico negativo, ma può anche portare ad un più ampio riconoscimento del ruolo cruciale delle donne nell’economia e nella società italiana. Per affrontare efficacemente la crisi demografica e promuovere una crescita sostenibile, l’Italia può trarre ispirazione da politiche innovative e di successo implementate in altri paesi. Queste politiche, focalizzate sul miglioramento della natalità e sull’integrazione delle donne nel mercato del lavoro, offrono preziosi spunti su come il welfare italiano possa evolversi per rispondere alle sue sfide uniche. Nonostante il riconoscimento dell’importanza di questi temi e della necessità di affrontare questi problemi, le misure implementate fino ad oggi sono state spesso percepite come frammentarie o troppo cautelative, mancando di quella visione complessiva e di quel coraggio riformista dimostrati da altri paesi con successo. In particolare, la mancanza di una politica di congedo parentale retribuito appieno, l’assenza di incentivi significativi per le aziende che assumono donne e una carenza nell’investimento in servizi di cura dell’infanzia accessibili e di qualità sono stati punti di critica. La sfida demografica e la parità di genere richiedono politiche coraggiose e innovative che vadano oltre i tentativi timidi e le soluzioni ad hoc, mirando invece a trasformazioni strutturali profonde. Per realizzare il pieno potenziale della forza lavoro femminile e invertire il calo demografico, è necessario che l’Italia adotti un approccio più audace, ispirandosi ai successi di altri paesi e mettendo in campo una strategia complessiva che affronti simultaneamente le questioni di genere, famiglia e lavoro, a partire dall’applicazione delle misure già previste dalla Legge 32 del 2022 “Family act”, quali: istituire un assegno universale mensile per ogni figlio a carico fino all’età adulta, senza limiti di età per i figli con disabilità; rafforzare le politiche di sostegno alle famiglie per le spese educative e scolastiche, e per le attività sportive e culturali; riformare i congedi parentali, con l’estensione a tutte le categorie professionali e aggiungendo congedi di paternità obbligatori e strutturali; introdurre incentivi al lavoro femminile, partendo dalle detrazioni per i servizi di cura alla promozione del lavoro flessibile; assicurare il protagonismo dei giovani under 35, promuovendo la loro autonomia finanziaria con un sostegno per le spese universitarie e per l’affitto della prima casa. Ciò significa non solo introdurre politiche più generose e inclusive ma anche saper promuovere un cambiamento culturale profondo che valorizzi la parità di genere e la conciliazione tra vita professionale e familiare.