Un nuovo articolo a cura di Donato Bonanni

Da diversi anni, l’Italia investe nelle politiche del riciclo attuando pienamente i princìpi UE dell’economia circolare ed è, oggi, tra i paesi europei più virtuosi: nel 2022 è riuscita a riciclare oltre l’80% dei rifiuti urbani e speciali al punto da raggiungere ben 30 punti al di sopra della media europea e da posizionarsi molto avanti rispetto agli altri paesi maggiormente industrializzati, come la Francia e la Germania. Eppure, l’Unione europea, che si era impegnata nel passato a infondere messaggi importanti sul riciclo delle materie al punto da spingere anche le aziende italiane a innovare nei processi produttivi, cambia adesso rotta. Insomma, dopo la direttiva sulla casa green e quella relativa alle automobili, la Commissione UE continua ad avere un approccio ideologico al tema ambientale, approvando un nuovo regolamento sul packaging waste (che dovrà essere approvato definitivamente dal Parlamento europeo) incentrato sul principio che la riduzione della quantità di rifiuti per gli imballaggi in plastica e le filiere corte sono preferibili rispetto al riciclo. Con questa eco-follia, gli italiani avranno molte difficoltà nei supermercati e nei vari punti di distribuzione in quanto non potranno acquistare l’insalata in busta, i cestini di fragole, le confezioni di pomodori e le arance in rete, con il risultato di ricevere solo ortaggi, frutta e altri beni di prima necessità, deperiti e insicuri. Al contrario, gli imballaggi alimentari in generale, inclusi quelli monouso che sono tra i più colpiti da questo approccio, sono fondamentali per la protezione e la conservazione degli alimenti, per l’informazione al consumatore, per la tracciabilità e l’igiene dei prodotti stessi, permettendone anche la commercializzazione e l’export. Ma, soprattutto, pensiamo a quello che potrà accadere all’intero sistema di eccellenza del packaging che è una storia di successo economico e ambientale: decine di migliaia di imprese potrebbero chiudere i battenti, con la perdita di un numero inimmaginabile di posti di lavoro. Tutte le associazioni di categoria interessate hanno criticato fortemente il provvedimento in questione e hanno voluto richiamare l’attenzione delle istituzioni: nei giorni scorsi, hanno espresso al Parlamento l’assoluta necessità di fare pressione sulle istituzioni europee per un maggiore buon senso ed equilibrio nell’introduzione della disciplina normativa, sottolineando ancora una volta come non vi siano evidenze scientifiche che confermino che il riuso sia migliore del riciclo sotto il profilo ambientale. Infine, i consumi potranno subire un forte calo, con effetti negativi sul fronte agricolo. Alla faccia dell’economia circolare e della sicurezza alimentare, tanto acclamate dalle istituzioni europee e dalla famosa Agenda 2030 delle Nazioni Unite.