Un articolo a cura di Giovanni Faverin, Patrizia Fasson, Daniela Volpato

Il bilanciamento tra vita lavorativa e familiare è diventato un tema centrale nella società contemporanea, specie in un contesto in cui il lavoro sembra richiedere sempre più tempo ed energia, lasciando poco spazio alla vita privata e alla cura della famiglia. Questa tensione si riflette in maniera evidente sulle scelte di vita dei genitori lavoratori, i quali si trovano sempre più spesso a dover prendere decisioni drastiche per mantenere un equilibrio tra i due ambiti. Secondo uno studio pubblicato da People Management, quasi la metà dei genitori lavoratori (46%) ha considerato l’idea di lasciare il proprio impiego nell’ultimo anno, o lo ha già fatto, a causa della difficoltà di gestire contemporaneamente le responsabilità lavorative e familiari. Il fenomeno, noto come “Great Resignation”, ha visto un’impennata soprattutto durante la pandemia, periodo in cui le già complesse dinamiche di conciliazione tra lavoro e vita privata sono state messe a dura prova. I dati forniti dall’Ispettorato del Lavoro in Italia confermano questa tendenza, con un incremento del 17,1% delle dimissioni di padri e madri nel 2022 rispetto all’anno precedente. La maggior parte di queste dimissioni si verifica nei primi tre anni di vita del figlio e coinvolge prevalentemente giovani genitori tra i 29 e i 44 anni, in particolare donne. Questi numeri riflettono una crescente difficoltà nel conciliare le esigenze lavorative con quelle della vita familiare, portando molti a rinunciare al lavoro in assenza di politiche di supporto adeguate. In questo contesto, il ruolo delle politiche governative e delle prassi aziendali diventa fondamentale. Tuttavia, le scarse politiche per la famiglia messe in atto dall’attuale governo non sembrano fornire risposte adeguate a queste esigenze. La mancanza di sostegno per i genitori lavoratori, sia in termini di servizi che di incentivi, contribuisce a rendere ancora più pressante il dilemma tra carriera e famiglia. Alcune soluzioni proposte per mitigare questo problema includono l’implementazione di politiche aziendali più inclusive, come l’apertura di sportelli di aiuto alla genitorialità nelle aziende, per assistere i lavoratori negli adempimenti burocratici legati alla famiglia, quali la richiesta di bonus o la gestione dei congedi parentali, e la facilitazione della mobilità per avvicinamento al domicilio nel caso dei genitori che lavorano nel settore pubblico. Nonostante ciò, si registra una significativa mancanza di informazione e supporto, tanto da parte delle istituzioni quanto delle stesse aziende. Infatti, secondo quanto riportato, il 53% delle lavoratrici non ha ricevuto alcun tipo di assistenza da parte degli uffici risorse umane presenti nelle proprie aziende. Questa situazione evidenzia una netta discrepanza tra le esigenze dei lavoratori e le politiche attualmente in vigore, suggerendo la necessità di un cambio di paradigma sia a livello governativo che aziendale. Per rispondere efficacemente alle sfide della genitorialità sul luogo di lavoro è indispensabile promuovere un ambiente lavorativo che riconosca e supporti le necessità dei genitori lavoratori, attraverso misure concrete che facilitino la conciliazione tra lavoro e vita familiare. In conclusione, se da un lato il fenomeno della “Great Resignation” mette in luce le difficoltà incontrate dai genitori lavoratori nel bilanciare impegni lavorativi e familiari, dall’altro sottolinea anche l’urgente necessità di politiche più efficaci per la famiglia. È tempo che governo e aziende riconoscano l’importanza di investire in soluzioni che permettano ai lavoratori di non dover scegliere tra carriera e famiglia, garantendo il supporto necessario per un equilibrio sostenibile tra questi due aspetti fondamentali della vita.